C'è una vecchia strategia che consiglia, nel dubbio, di non fare mai un passo più del necessario, in attesa che sia l'altro ad esporsi: comportamente banale, odioso e ipocrita.... ma che molto spesso ha ottimi risultati. SI! Perchè spesso si è semplicemente innamorati troppo di una persona incapace o forse l'altra persona non ama abbastanza; forse l'altra persona non sa amare piu' di tanto: dove quasi tutti noi vediamo complicazione, quindi mistero e fascino, forse c'è solo vuoto e egoismo. Per di piu', due, tre, quattro o più anni (tanto per dire) non sono poi così pochi per capire quali decisioni prendere o non prendere. Di solito si rivoluziona la propria vita all'improvviso, spinti da uno slancio irrefrenabile.... e se si ci pensa anno dopo anno, vuole semplicemente dire che si resterà dove si è. E probabilmente, anche se per me in passato stato doloroso ammetterlo, è la decisione migliore che a poco a poco porterà all'affievolimento della passione al di fuori del rapporto con l'altra persona che si tradisce e al ritorno all'ordine. Un rapporto che in genere fatto dal vedersi quando si puo', dal dare da una parte che non fa altro che avvantaggiare inizialmente il buonumore. E non è importante cio' che possono pensare gli altri.... eppure alla fine si finisce a sentirsi in colpa ( e probabilmente proprio la persona che tradisce) e quindi diventa addirittura una sopportazione eroica, quasi come una penitenza (al che mi vien da ridere), .... NON POI COSI' PESANTE....
"Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee" [...] [François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire]
domenica, agosto 01, 2010
lunedì, maggio 10, 2010
Articolo di Braudel su Napoli apparso nel 1983 sul Corriere sella Sera
La mia passione per la storia contemporanea mi ha spinto ad iscrivermi ad un corso singolo all'Universita' di Catania, dove ho avuto la fortuna di seguire parecchie lezioni e di studiare una materia che inzialmente avevo preso a malavoglia, ma che alla fine ho capito quanto sia indispensabile per capire la storia contemporanea; si tratta della storia moderna. Qui ho incontrato autori durante lo studio che non raccontano la "storia degli avvenimenti", ma scendono a diversi livelli della vita di allora, sperimentano nuovi criteri storiografici. In questo periodo si nota come la storia della societa' passa invetabilmente attraverso l'economia, lo sviluppo di questa, nonche' del mercato... le prime lezioni pensavo di aver sbagliato aula, o corso, o professore,.... mi sembrava strano che un corso di storia moderna diventasse una sorta di corso di storia del pensiero economico. E piu' mi addentro in queste ideologie economiche (da Smith, Quesnay, Marx, Webber, ecc...) e piu' si evince come l'economia di mercato ha rappresentato la forza motrice che ha scaturito il progresso del mondo in cui viviamo. E' stata quella espansione che ha configurato il nostro mondo di oggi (basti pensare al capitalismo, rivoluzioni industriali, ecc...). In questo post vorrei uscire un po' "fuori esame" in quanto questo studio mi ha fatto scoprire uno dei piu' grandi storici del novecento; Fernand Braudel. Stiamo parlando del primo presidente dell'Istituto Internazionale di Storia Economica "F. Datini" (1968-1984), una personalita' eminente che mi ha entusiasmato al di fuori del saggio di 95 pagine chiesto dal prof dell'universita' di Catania, tanto che ho dato un'occhiata al suo precedente grande lavoro "Il Mediterraneo all'epoca di Filippo II ", dove mette per iscritto tutta la sua conoscenza sul Mediterraneo all'epoca di Filippo II (re spagnolo del '500, e quindi anche di Napoli...). Voglio solo qui riproporre alcuni frammenti di un articolo di Braudel che ho trovato pe rpuro caso, scritto sul Corriere della sera nel 1983 (un anno prima che io nascessi), perche' credo che certe parole acquistano piu' valore se escono dalla bocca giusta;
"Napoli affascina il visitatore frettoloso d'oggi, come ieri gli amministratori ed i soldati di Carlo V e di Filippo II, alle prese con gli enormi problemi di gestione di un agglomerato tanto vasto: il secondo, per popolazione, del Mediterraneo del XVI secolo, dopo Istanbul; il secondo, anche, del cristianesimo occidentale, dopo Parigi. Impossibile restarvi indifferenti. Ma essa sa, ha sempre saputo difendersi. Ed io mi dichiarerò volentieri colpevole di essermi dato vinto troppo rapidamente o di aver mancato della perseveranza o dell'astuzia necessarie.
Impossibile, nondimeno, per me non vagheggiare per Napoli una sorte diversa da quella che le conosco oggi e non invitare i miei amici italiani, per assaporarne reazioni, tanto più inorridite in quanto siano originari di Milano, di Bologna o di Firenze, a immaginare quale avrebbe potuto essere il destino dell'Italia ed il volto attuale di questa città se essa fosse stata preferita a Roma come capitale del nuovo Stato. Roma, che nulla qualificava a svolgere questo ruolo, salvo la sua leggenda e il suo passato, quando Napoli era - e di gran lunga - , malgrado i rapidi progressi di Torino, la sola città ad essere, verso il 1860-70, all'altezza del compito. Avrebbe saputo adattarsi a queste nuove funzioni? (...)
Impossibile, nondimeno, per me non vagheggiare per Napoli una sorte diversa da quella che le conosco oggi e non invitare i miei amici italiani, per assaporarne reazioni, tanto più inorridite in quanto siano originari di Milano, di Bologna o di Firenze, a immaginare quale avrebbe potuto essere il destino dell'Italia ed il volto attuale di questa città se essa fosse stata preferita a Roma come capitale del nuovo Stato. Roma, che nulla qualificava a svolgere questo ruolo, salvo la sua leggenda e il suo passato, quando Napoli era - e di gran lunga - , malgrado i rapidi progressi di Torino, la sola città ad essere, verso il 1860-70, all'altezza del compito. Avrebbe saputo adattarsi a queste nuove funzioni? (...)
Diversa lo è, indubbiamente oggi, che assume clamorosamente il ruolo che le si è voluto far recitare di "vetrina del Sud" e dei suoi problemi, in margine alle norme del mondo industriale e moderno. Provocata, io la sospetto volentieri d'aver fatto buon peso nella sua risposta e con successo indiscutibile: essa scandalizza ancor più di quanto le si chieda. Ma Napoli ha sempre scandalizzato, scandalizzato e sedotto. A cominciare dai sovrani, dai governi, dalle amministrazioni, che hanno voluto impossessarsene per mettere, attraverso di essa, le mani sull'intero Sud. Eccettuato Masaniello per qualche settimana, Napoli non si è data la pena di produrre alcun governante indigeno. Tutti sono venuti da fuori: Normanni e Angioini, Aragonesi e Castigliani, Spagnoli o Ispanofrancesi (coi Borboni), e di nuovo Francesi con Murat.(...)
E Napoli ha continuato a dare molto all'Italia, all'Europa e al mondo: essa esporta a centinaia i suoi scienziati, i suoi intellettuali, i suoi ricercatori, i suoi artisti, i suoi cineasti.....Con generosità, certo. Ma anche per necessità. Mentre non riceve nulla, o pochissimo, da fuori. L'Italia, secondo me, ha perso molto a non saper utilizzare, per indifferenza, ma anche per paura, le formidabili potenzialità di questa città decisamente troppo diversa: europea prima che italiana, essa ha sempre preferito il dialogo diretto con Madrid o Parigi, Londra o Vienna, sue omologhe, snobbando Firenze o Milano o Roma.....
Non attendiamoci da essa né compiacimenti, né concessioni. Questo capitale oggi sottoutilizzato, sperperato fino ai limiti dell'esaurimento - poichè non si può dare indefinitamente senza ricevere - quale fortuna per tutti noi, se ora, domani, potesse essere sistematicamente mobilitato, sfruttato, valorizzato. Quale fortuna per l'Europa, ma anche e soprattutto per l'Italia. Questa fortuna, Napoli merita, più che mai, che le sia data. (...)"
Non attendiamoci da essa né compiacimenti, né concessioni. Questo capitale oggi sottoutilizzato, sperperato fino ai limiti dell'esaurimento - poichè non si può dare indefinitamente senza ricevere - quale fortuna per tutti noi, se ora, domani, potesse essere sistematicamente mobilitato, sfruttato, valorizzato. Quale fortuna per l'Europa, ma anche e soprattutto per l'Italia. Questa fortuna, Napoli merita, più che mai, che le sia data. (...)"
Articolo sul Corriere della Sera, 1983.
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sabato, maggio 08, 2010
Quando l'America ci liberava dal Fascismo e patteggiava con la Mafia siciliana...
"Da cosa nasce cosa. Storia della mafia dal 1943 a oggi ", scritto da Alfio Caruso, e' il libro che viene consigliato a tutte le persone che come me vogliono conoscere la nuova terra dove vivono; la Sicilia. E' un libro che parla ovviamente di Mafia, ma ci sono storie di contorno e personaggi influenti nella storia d'italia, anche perche' la nuova storia italiana e' ripartita da terre come la Sicilia... Non si puo' certo fare una chiaccherata da bar a riguardo, e ci tengo a dire che probabilmente certe cose diventeranno piu' obiettive quando saranno piu' lontane da strumentalizzazioni politiche attuali. Non posso nemmeno soffermarmi molto su un nome (o nome d'arte) noto a tutti come Lucky Luciano, ma solo accennarlo quanto basta per capire come le cose siano cambiate, soprattutto quando, nei primi dieci mesi di guerra, nel periodo che i sommergibili tedeschi affondavano nei pressi delle coste dell'Atlantico centinaia di navi statunitensi (ed era chiaro che venivano riforniti di viveri e di nafta da spie e traditori nella quale marina e controspionaggio si dimostrarono impotenti), il controspionaggio americano ebbe l'idea di ricorrere ai servigi della mafia, con la mediazione di Salvatore Lucania (detto appunto "Lucky Luciano") che stava scontando una condanna a 15 anni. In pratica, i fratelli Camardos e Frank Costello, con la loro organizzazione mafiosa, riuscirono quindi dove le strutture ufficiali avevano fallito...
Da cosa nacque cosa. Abrogati nel 1942 i "decreti Mori", parecchi mafiosi ritornati in Sicilia avviarono contatti con gli "Alleati" che incominciarono ad arruolare uomini d'origine siciliana. A mezzo dei pescherecci, i mafiosi esercitarono lo spionaggio nel Mediterraneo; poi fornirono notizie sulle infrastrutture dell'isola, la dislocazione e la consistenza delle truppe dell'Asse in Sicilia. Del resto perché gli Alleati iniziarono l'invasione dell'Europa meridionale dalla Sicilia, anziché dalla Sardegna o dalla Corsica, dalle quali sarebbe stato agevole effettuare sbarchi in Toscana, Liguria o Provenza?
Il governo americano si mise quindi in contatto con la Mafia, la quale diede una mano per organizzare lo sbarco alleato in Sicilia, soprattutto in virtù del fatto che Benito Mussolini aveva a lungo perseguitato i mafiosi. Luciano aiutò il governo statunitense nell’Operazione "Avalanche", in cambio di forti aiuti alla Mafia affinché questa "riconquistasse" l’isola. L’operazione andò a buon fine: gli esponenti della mafia siciliani divennero ben presto i nuovi padroni dell’isola. Ben presto gli Alleati scoprirono che lo sbarco del 10 luglio del 1943 aveva riportato nell´isola non soltanto la libertà ma anche i suoi vecchi padroni: i boss di Cosa Nostra.
Il governo americano si mise quindi in contatto con la Mafia, la quale diede una mano per organizzare lo sbarco alleato in Sicilia, soprattutto in virtù del fatto che Benito Mussolini aveva a lungo perseguitato i mafiosi. Luciano aiutò il governo statunitense nell’Operazione "Avalanche", in cambio di forti aiuti alla Mafia affinché questa "riconquistasse" l’isola. L’operazione andò a buon fine: gli esponenti della mafia siciliani divennero ben presto i nuovi padroni dell’isola. Ben presto gli Alleati scoprirono che lo sbarco del 10 luglio del 1943 aveva riportato nell´isola non soltanto la libertà ma anche i suoi vecchi padroni: i boss di Cosa Nostra.
Un capitano della Military Intelligence in un suo rapporto descrisse il clima che si respirava nell´isola negli ultimi mesi del 1943: «Agli occhi dei siciliani, non solo il Governo Militare Alleato non è in grado di affrontare la mafia, ma è arrivato addirittura al punto da essere manipolato.
Ecco perché al giorno d´oggi molti siciliani mettono a raffronto il Governo Militare Alleato e il Fascismo... ». Ovviamente sotto il Fascismo la mafia non era stata interamente debellata, ma veniva almeno tenuta sotto controllo (non si tratta di dire che la situazione di prima era migliore, ma certamente quella successiva ha generato una radice malata la cui pianta sta generando tutt'oggi frutti amari e velenosi). A maggior ragione mi viene da dire che non si estirpa mai un male con un altro male, altrimenti il male cambia solo nome e non puo' fare altro che aumentare....
sabato, aprile 17, 2010
Perche' attaccano il Papa?
Ultimamente ho notato che ci sono due tipi di approcci avvicinandosi la Chiesa; il primo consiste in un approccio di ricerca spirituale, avvicinamento a Cristo con cuore sincero tramite l'istituzione nata dopo la Sua venuta al mondo, ovvero la Chiesa presieduta dal successore di Pietro, il Papa, la seconda invece e' un approccio molto piu' particolare, e' un approccio forse di tipo critico, come se si partisse dalla contestazione per poi forse provare il vero (ma che alla fin fine si finisce o si vuole finire a dimostrare una propria convizione o addirittura una semplice volonta' personale). Il secondo approccio merita molta piu' attenzione, ed e' di questo che mi sento di parlare, di una sorta di critica che mira a distruggere e basta, distruggere per far spazio al vuoto, all'Assenza. E perche' tutto questo? Non posso avvicinarmi a Dio con sentimenti di distruzione, e se non voglio avvicinarmi a Dio dove vado? verso una "ragione" che diventa priva del significato ultimo che e' Dio e che percio' muore nei suoi limiti (umani) e in se stessa. Io sono privo di verita' e quindi voglio distruggere cio' che non tollero per mettere una verita' che non solo non ho, ma che non conosco! Io sono presuntuosamente convinto di sapere cosa e' giusto e cosa no, io sono convinto di sapere cosa e' il Cattolicesimo quando in realta' non mi sono mai avvicinato veramente ad esso. Si puo' criticare e giudicare un libro mai letto? pero' siamo capaci di fare recensioni leggendo solo le critiche ad esso, senza aver mai letto il testo originario. Come si puo' criticare una cosa che non si conosce? Se io giudico il limite umano della Chiesa e non voglio guardare il bene che opera ed ha operato solo perche' a me fa comodo l'1% che di sbagliato c'e' anche nella Chiesa allora sono un menzognero, ed io faccio finta di non capirlo, perche' quello e' l-unico mio modo di trovare un equilibrio non con me stesso, ma con quello che faccio, con i miei limiti. E' un vano tentativo di soffocare una coscienza che e' la presenza di Dio dentro di noi, e' li che abita Lui in noi, e che ci ricorda che prima o poi noi ritorneremo a Lui, perche' da Lui siamo venuti. E' che lui ci ama con i nostri difetti e con i nostri peccati, ma se noi non abbiamo l'umilta' di riconoscere i nostri peccati, decidendo noi cio' che e' giusto, noi decidiamo allora solo una giustificazione a nostri peccati, alle nostre mancanze, alle nostre debolezze,... e tutto questo si chiama mancanza di umilta', ed e' un sentimento precursore del peccato, del peggiore dei peccati, cioe' di mettersi al posto di Dio pensando di avere la conoscenza del bene e del male. Dio comincia a darci fastidio, ci diventa scomodo a tutto cio' che la nostra coscienza vieta. L'umile sa di non essere giusto, l'umile si avvicina sempre a Dio con senso di vergogna, con la vergogna del peccatore. La persona non umile ha deciso che lui in realta' non sta peccando piu', si compiace della sua giustizia, di se stesso, al massimo ringrazia Dio perche' e' migliore degli altri. Il non umile e' colui che e' in grado di giudicare la Chiesa non per le opere buone, ma perche' deve distruggere cio' che gli da fastidio, come se trovasse giustificazione ai suoi impediementi. Tutto questo si chiama grande inganno, perche' quella e' una strada che non lo portera' da nessuna parte. Potete attaccare il Papa perche' siete pieni di sporchi secondi fini, politici e non, perche' in realta' se vi fregasse qualcosa di quei poveri bambini abusati da uomini sporchi che purtroppo stanno anche in posti dove non ci dovrebbero essere, come la Chiesa, voi invece di farvi falsi dottori vi muovereste piu' da un lato umano che politico e filosofico. Potete attaccare il Papa perche' ha usato misericordia come fece Gesu' alla gente che lo ha crocifisso, e come fece fino alla fine con il buon ladrone. Il peccato fa parte tutti gli uomini, e quindi anche dei preti. Ma non vanno strumentalizzate certe cose per altri fini. La pedofilia e' una malattia, ma non e' attacando il Papa che si risolvono queste cose. Non e' distruggendo il Papa e poi la Chiesa che risolvete le cose, e' piu' facile attaccare le persone giuste e buone. Benedetto XVI stava portando tutti i segni di questo dolore ad 83 anni, attaccato per i peccati della sua Chiesa da altri peccatori. E per la prima volta, 2 giorni fa, ha parlato a braccio, facendo uscire cio' che veramente ha dentro, ed ha parlato di penitenza, ha chiesto di pregare per lui, per dargli la forza di affrontare questa situazione, ed ancora una volta ha dato un grande segno, un segno di umilta' parlando di penitenza, una penitenza anche come espiazione dei peccati che hanno commesso anche uomini di Chiesa, perche' esiste un male che inquina anche l'anima dei preti. Il Papa ha spiazzato tanti suoi insoliti nemici addossandosi colpe e reagendo da vero Cristiano, e l'ha fatto con il dolore di chi conosce il male. Gli e' stato buttato addosso il male dei preti pedofili, come responsabile di questo male solo perche' da Cardinale aveva concesso una seconda possibilita' a questi preti agendo in un'ottica di misericordia. Lui ora li condanna, chiede perdono alle vittime. Ma poi invita tutti a pregare, a espiare a purificarci e purificare. Io alla fine dico "Grazie Benedetto XVI", ed i questo sfogo mi chiedo perché sono esplosi attacchi al Papa e alla Chiesa?
La Chiesa di Benedetto XVI è scomoda, chiara nel sostenere i suoi principi in difesa dell’uomo e della vita. Lotta contro il nichilismo e materialismo ideologico. Dà fastidio? Credo di sì!
venerdì, aprile 02, 2010
Grazie!
Volevo soffermarmi sull'importanza di un qualcosa che ho sempre erroneamente sottovalutato, la gratitudine. Magari per molti dico cose banali, ma io personalmente non sopporto le persone che si lamentano, o che lo fanno troppo a lungo o quasi per abitudine. Non mi piacciono! E non mi piaccio nemmeno io quando cado nel farlo ( e ho fatto spesso). Eppure, ogni giorno ed ogni volta che sperimento un po' di felicita', la prima cosa che mi viene da pensare e' un "grazie", e se penso che c'e' sempre un motivo per dire un grazie, forse non ci saranno poi cosi' tanti motivi per essere tristi se non per poco tempo. Per i tedeschi il termine gratitudine (Dankbarkeit) deriva da "pensare" (denken), cioe' chi pensa, in effetti, riconosce di esser grato ogni giorno per molte cose (per essempio e' sensibile ai piccoli doni della quotidianeta'). Cicerone ha descritto l'ingratitudine come dimenticanza, per lui e' l'atteggiamento piu' importante dell'uomo, presupposto per la concordia e l'armonia dei cuori. Per Cicerone l'ingratitudine e' una minaccia per l'umanita'. Il Talmud dice che l'ingratitudine e' peggio del furto. Von Goethe sostiene che l'ingratitudine e' sempre un aforma di debolezza, le persone virtuose non sono ingrate. La gratitudine quindi ci cosituisce, lo sperimento ogni mattina che cammino sotto il sole siciliano, quando ho tutto cio' che mi serve per vivere, ci sentiamoci in pace con noi stessi e con Dio, perche' la nostra relazione con Dio e' la ragione piu' profonda del nostro essere. La gratitudine e' la preghiera piu' profonda, da un gusto meraviglioso alla nostra vita. Chi inizia a ringranziare comincia a vedere la vita con oocchi diversi, le persone ingrate invece sono "sgradevoli" per me. Invece quando cominici a ringraziare le cose cominciano subito ad andare meglio. Per questo dico... Grazie!
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