Questa domenica a catania c'e' una giornata piacevolissima, l'estate e' inoltrata e stranamente ancora non e' arrivato il caldo torrido che l'anno scorso mi ha stremato. la notte e' piacevole e la mattina libera dal lavoro si puo' andare comunque al mare e, perche' no, in piscina qui alla playa. E' stata la prima volta che mi sono rimesso in acqua dalla malattia dell'anno scorso ed e' stata una emozione strana, piacevole ma ricca di tanti pensieri. Mentre sentivo la fatica delle vasche nuotando ripensavo a quel reparto di neurologia a caserta, quanti anziani e malati. Si, lo so che tutto questo e' scontato, ma quando, pensando a queste cose, ti senti piu' attaccato alla vita cominci anche a pensare a cosa e' veramente importante nella vita. quante notti a dormire male per i malesseri al lavoro, la cattiveria delle persone finte amiche, le mancate aspettative.... e poi ti ricordi i momenti piu' bui e vedu come tutto viene relativizzato. Ma cosa e' importante? Magari guardi tuo padre in pensione e cerchi di affinare i propri obiettivi nella vita. Io non so cosa e' veramebte importante, ma penso che sia importante che ogni giorno, importante o insignificante che sia, vaa speso con un sorriso. e tutto cio' e' cosi' facile a dirsi quanto difficile ad applicarlo. cosa c'e' di piu' importante se non avere la gioia nel cuore? oggi mi sentivo fortunato a riprovare tutte queste emozioni e a sentire tutte queste fortune, tanto fortunato da sentire imbarazzo a non avere nulla da lamentarmi. e allora credo che il ringraziamento piu' sincero da rivolgere al cielo sia avere la gioia nel cuore e dedicare tempo alle persone a cui si vuole bene. la salute non e' nulla senza questa serenita', prego Dio di averla sempre.
"Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee" [...] [François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire]
lunedì, luglio 01, 2013
un pensiero di domenica...
venerdì, maggio 03, 2013
La mia recensione di Flight
mercoledì, febbraio 20, 2013
Tracy Chapman - Talkin' Bout A Revolution
Non lo sai, Stanno parlando di una Rivoluzione. Sembra un sussurro, Non lo sai, Stanno parlando di una Rivoluzione, Sembra un sussurro.
Mentre fanno la coda per il sussidio Piangendo alla porta degli eserciti della salvezza, sprecando tempo agli uffici di collocamento, Aspettando una promozione
La povera gente si ribellerà?
E si prenderà la sua parte?
La povera gente si ribellerà?
E si prenderà ciò che le appartiene?
Non lo sai faresti meglio a correre, correre, correre
Ho detto che dovresti Correre, correre, correre
Finalmente la situazione si capovolgerà Parlando di Rivoluzione
sabato, gennaio 12, 2013
Santoro vs Berlusconi
lunedì, ottobre 08, 2012
Ritornando da Padre Michele Bianco
venerdì, ottobre 05, 2012
Dall'epistolario di Padre Pio
(Epist. III, p. 570).
domenica, settembre 23, 2012
Guadagnare con un blog?
sabato, luglio 07, 2012
Perchè sono contro la Lega....
domenica, giugno 03, 2012
Morbosa ricerca dell'Amore
martedì, aprile 24, 2012
Hello Tomorrow!
venerdì, aprile 13, 2012
Alla ricerca di un bisogno
lunedì, aprile 09, 2012
Da un appunto ritrovato da un vecchio libro....
domenica, aprile 08, 2012
The submarines of October

Gli avvenimenti sono riportati con molta precisione in un libro del 2002 di Aleksandr Mozgovoy intitolato “Cuban Samba of the "Foxtrot" Quartet: Soviet Submarines during the Year 1962 Caribbean Crisis” (ISBN 5-7734-0041-3), nel quale l’autore presenta gli episodi in maniera fedele e molto meno drammatica o esagerata come hanno fatto molti giornalisti, spesso mal rifacendosi proprio a tale libro o agli articoli del National Security Archive dove è menzionato appunto il libro di Mozgovoy.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico dei sommergibili sovietici classe Foxtrot i dati sono stati prelevati da un articolo del Dott. Giuseppe Mastronuzzi intitolato Neri squali d’acciaio: I sottomarini Project 641 classe “ Foxtrot ”, al sito http://www.associazionenavemuseovittoriovenetocimeliostorico.it/patrimonio/conoscere/articolo_9.htm
giovedì, aprile 05, 2012
La terra del Rimorso

Buongiorno a tutti, il nostro gruppo presenterà il libro di Ernesto de Martino, La terra del rimorso.
Abbiamo scelto questo lavoro per svariati motivi, al di là dell’interesse per questo argomento che interessa la nostra storia interna nazionale nonché per l’autorevolezza del suo autore stesso e non vogliamo avere pretese di completezza su un personaggio cosi’ importante. In primis, per quello che riguarda me, ho avuto modo di apprezzare la parte folcloristica che oggi è rimasta di questo fenomeno avendo vissuto piu’ di un anno a Lecce, e quindi cerchero’ di dare un’introduzione a questa breve esposizione, saro’ poi seguito da Paola che da donna ne curera’ l’aspetto di un fenomeno maggiormente femminile e poi vedremo perche’ e come per poi concludere con la parte “musicale”, avendo il nostro musicista Benedetto. Si puo’ dire che abbiamo un po’ emulato l’aspetto dell’equipe multidisciplinare di De Martino. Abbiamo voluto intitolare questa presentazione Viaggio esplorativo nel tarantismo per rievocare anche lo spirito di quella che fu la vera e propria spedizione etnografica ( Ernesto De Martino si definisce, in una sua nota dichiarazione, un “etnografo vagante nel Mezzogiorno d’Italia”).
Quindi:
Che cos’è il tarantismo? Cercheremo di dare una definizione, nonché una spiegazione, alla luce di questo libro di Ernesto di Martino. E’ senz’altro un fenomeno, diffuso in Puglia a partire dal Medioevo secondo cui il morso della tarantola provocava uno stato di malessere generale (dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni) per guarire dal quale occorreva sottoporsi a una sorta di esorcismo (popolare, religioso, ecc a seconda dei punti di vista che saranno oggetto di studio di De Martino). Tale esorcismo (dal punto di vista religioso) aveva luogo a Galatina, nella Chiesa di San Paolo, il giorno della festa del santo (29 giugno).
I "tarantolati" si sottoponevano a un rito
• musicale
• coreutico
• cromatico
e, ballando (sotto la famosa musica popolare Pizzica Salentina), domandavano la grazia a San Paolo. Per liberarsi dalle insidie del veleno, occorreva mimare la danza della taranta, identificarsi con essa e costringerla a ballare fino a farla "crepare". De Martino analizza mirabilmente il fenomeno delle tarantolate dal punto di vista storico, culturale e religioso.
All’inizio del suo studio De Martino fa dei Confronti...
continua...
http://us-it.abctribe.com/usweb/appunti/dettaglio.asp?Progressivo=31347
qui si trova riassunto, recensione e critica completa.
lunedì, luglio 18, 2011
Quando Tolstoj scappò di casa
lunedì, giugno 06, 2011
Auguri Italia!
martedì, maggio 10, 2011
Vi racconto una storia…
C’era una pianta rigogliosa, che si espandeva verso il cielo con i suoi rami e le sue foglie verdi come smeraldo: tutti venivano a guardarla, ad ammirarla. Faceva un’ombra magnifica e i visitatori del parco si rifugiavano nelle giornate afose sotto le sue fronde. Tutti le erano riconoscenti per questo e la pianta si era abituata alle parole di gratitudine della gente. Aveva trovato il suo posto nel parco e quindi nel mondo:donava freschezza, pace, serenità a coloro che si affidavano alla sua ombra ristoratrice. Si sentiva apprezzata, appagata, contenta, e anche buona e generosa.
La gratificazione del mondo esterno, i complimenti delle persone bastavano alla pianta, quella era davvero la vita che voleva: non poteva desiderare niente di più.
Si può immaginare lo sgomento della pianta, quando cominciò a percepire la presenza di piccole escrescenze sui suoi rami: venivano dal profondo del suo essere, ma non c’entravano niente con lei, con il suo mondo, con i suoi rami, con le sue foglie larghe e bellissime. Era malata?
Se avesse potuto sarebba andata da un medico, un chirurgo magari, in grado di eliminare quelle tumefazioni che stavano diffondendosi a macchia d’olio sui suoi rami, tra le foglie.
Alla pianta accadevano altre cose strane, mai successe prima. Da tutte le parti arrivano su quelle escrescenze sciami di insetti, pollini e un profumo mai sentito penetra il suo spazio vitale. “ Che cos’è quest’odore?” si domandava. “Da dove viene? Quale essere è entrato dentro di me, chi sta invadendo il mio mondo?” Un disagio che la sconvolgeva sino alle radici. Si chiedeva se valesse la pena di vivere in quello stato. Non si sentiva più padrona di se stessa, della sua vita, e non le importava più nulla delle persone che andavano a riposarsi e a rifocillarsi alla sua ombra. Quei bubboni proprio non li sopportava, li riteneva estranei alla sua vita, alla sua essenza. Che cosa stava accadendo?
Fioriva e non lo sapeva. Lottava contro tutte le sue forze contro la forza creativa che le abitava e che le stava facendo germogliare. Combatteva come un medico il centro di se stessa, l’aroma, la fragranza, la bellezza della sua anima, del suo modo unico di essere nel mondo. Combatteva con tutte le sue forze l’unica cosa che conta nella vita: fiorire.
tratto da un libro di Raffaele Morelli "L'unica cosa che conta"
lunedì, gennaio 24, 2011
Pensieri di Blaise Pascal
Davanti ad un thè caldo, sul ponte di una nave che mi riporta a casa, ho ripreso a leggere, a leggere Blaise Pascal, e questo lo devo alla collana “I classici del Pensiero libero” del Corriere della Sera (non per fare pubblicità, ma non c’è motivo di non dirlo). Si tratta in realtà della famosa opera incompiuta che doveva essere l’ “Apologia del Cristianesimo”, rimasta sottoforma di aforismi e pensieri scritti in fogliettini nel cassetto dopo la sua morte prematura, come già scrissi in un mio vecchio windows live spaces (so’ che dico sempre le stesse cose purtroppo…). Non è certo un pensiero mio quello che sto per scrivere, ma io ho il vizio in questo blog di riportare fedelmente tutte le cose che mi colpiscono, a volte senza fare recensioni, perché mi piace dare riflessioni e non risposte (non sono un Maestro), e perciò a volte delle sorte di Antologie, ma solo perché mi colpiscono ed io credo che personalmente siano vere.
"Tutti i grandi divertimenti sono pericolosi per la vita cristiana; ma fra tutti quelli che il mondo ha inventato, non ve ne è nessuno che sia da temere più della commedia. E’ una rappresentazione delle passioni così naturale e così delicata, che essa le sommuove e le fa nascere nel nostro cuore; e soprattutto quelle dell’amore, in particolar modo quando vengono presentate come molto caste e molto oneste. Perché più l’amore sembrerà innocente alle anime innocenti, più è facile che ne siano tocche; la sua violenza lusinga il nostro amor proprio, il quale nutre il desiderio di causare gli stessi effetti, che si vedono così ben rappresentati; e nello stesso tempo le nobiltà dei sentimenti che vi si scorgono dissipa qualsiasi timore nelle anime pure, che s’immaginano di non offendere la purezza, amando d’un amore che sembra loro tanto saggio. Così ritorna dal teatro con il cuore tanto colmo di tutte le bellezze e di tutte le dolcezze dell’amore, e l’anima e lo spirito tanto persuasi della sua innocenza, che si è già preparati a ricevere le prime impressioni, o piuttosto a cercare l’occasione di farle nascere nel cuore d’altri, per ricevere gli stessi piaceri e gli stessi sacrifici che si sono visti così ben dipinti sulla scena."
Come interpretereste questo pensiero di Blaise Pascal?
